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POSso USARE IL POS?

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POSso USARE IL POS? 707 0

Presso il Ministero dell’Economia viene avviato un tavolo tecnico per intervenire sulla vicenda POS.

articolo di Stefano Ceci

POS, PEC, CIES, IBAN ed altri impronunciabili acronimi turbano la serenità degli operatori economici e dei semplici cittadini.

L’Italia digitale avanza a passo svelto ma allo stesso modo non decolla il sistema che garantisce le funzioni cui tali dispositivi attengono.

Sicuramente un atavico deficit culturale mina l’evoluzione e la diffusione di tali strumenti ma al tempo stesso non ci sono misure anche di tipo finanziario tese a promuoverne l’utilizzo.

Caso emblematico, il POS. Da un lato c’è il legittimo interesse all’emersione di attività economiche gestite in nero e dall’altro l’altrettanto auspicabile processo di mitigazione degli oneri che gli istituti finanziari applicano per l’utilizzo dello stesso, questo sia con riferimento agli utilizzatori nella qualità di consumatori finali, sia con riferimento agli esercenti attività d’impresa, professionali o comunque attività di servizio.

La tracciabilità, come operatori fiscali, abbiamo compreso essere un principio probabilmente imprescindibile, per le caratteristiche di certezza ed opponibilità rispetto all’Agenzia delle Entrate,

solo per fare un esempio.

Ma qual’è il prezzo che siamo chiamati a sostenere? Quale diritto immoliamo sull’altare della certezza? Chi effettivamente lo sostiene? Ma soprattutto quale soggetto maggiormente se ne avvantaggia?

Domande queste alle quali non è semplice rispondere e che spesso hanno rappresentato il fallace tentativo di osteggiarne strumentalmente la piena operatività.

C’è chi lamenta questioni di privacy nell’utilizzo della moneta elettronica, premesso che chi opera nella legalità non ha nulla da temere se non per la possibile riconducibilità ad una cena che il coniuge forse non sapeva essere avvenuta … per il resto amici, la privacy non esiste, siamo tracciati e monitorati con algoritmi che soppesano i nostri comportamenti e le nostre scelte, perciò il POS è l’ultimo dei problemi.

Chi effettivamente sostenga gli oneri del sistema è questione di non semplice soluzione, preliminarmente si osserva che le commissioni applicate sugli esercenti sono a scaglioni e commisurate in funzione degli importi della spesa, diverso è il caso in cui le transazioni siano abbinate a servizi, ad esempio carte di credito, di debito oppure finanziamenti.

Stesso dicasi per la parte cittadino, il prezzo pagato è legato ad un servizio, non dimentichiamo che la carta di credito assolve alla funzione di una sorta di “mini scopertura” di conto corrente, infatti all’aumentare dei limiti di spesa aumentano in genere le commissioni.

L’obiezione più ricorrente è che le commissioni per l’utilizzo di strumenti di pagamento elettronici possano essere ribaltate nella loro interezza sui prezzi dei prodotti, dunque poste definitivamente a carico del consumatore finale.

Chi se ne avvantaggia? Domanda filosoficamente connotata, sicuramente l’erario perché la tracciabilità dei flussi finanziari è il primo ed ineludibile ingrediente del monitoraggio dei flussi economici soprattutto con riferimento ai capitali di origine dubbia.

La tracciabilità è il primo alimento di cui si nutrono gli algoritmi di intelligenza artificiale per rintracciare ma soprattutto per anticipare i movimenti di flussi economici sospetti.

Poi c’è la questione delle banche, per alcuni sono il male assoluto, per altri i poteri forti.

Sicuramente mettere a sistema tutti questi passaggi frutta parecchio agli istituti finanziari, questo sia in relazione alla conoscenza delle abitudini e delle esigenze dei singoli cittadini che dell’entrata all’utilizzo di questi strumenti di pagamento.

Alcuni sostengono che, dato per assodato l’utilizzo obbligatorio di detti strumenti, sarebbe giusto che al raggiungimento degli obiettivi prefissati da parte dello Stato vi sia un correlabile sostenimento degli oneri tesi al mantenimento del sistema e che questi perciò non debbano gravare sulle tasche dei cittadini.

Questa, come sostenuto in apertura rischia di sfumare in una dissertazione troppo filosofica, per questo mi fermo qui scusandomi del tempo rubato, utile però ad introdurre l’argomento dell’articolo e cioè che, preso atto di tutte queste considerazioni, presso il Ministero dell’Economia è stato avviato un tavolo tecnico  con l’obiettivo di mitigare le spese fino a 30 euro a carico degli esercenti di attività di impresa, arti o professioni con ricavi e compensi relativi all’anno precedente non superiori a 400.000 euro.

Il Tavolo è presieduto dal Direttore Generale del Dipartimento del Tesoro del Ministero o, come suo delegato, dal Dirigente Generale della Direzione V del Dipartimento del Tesoro, con funzioni di presidente, che ne convoca, per il tramite della segreteria tecnica le relative riunioni, ne determina l'ordine del giorno e coordina i lavori, anche mediante l'esercizio di poteri di impulso e di indirizzo strategico.

Sono componenti del tavolo il MEF, la Banca d'Italia, l'Agenzia delle Entrate, l'Associazione bancaria italiana, l'Associazione italiana prestatori servizi di pagamento, Confcommercio, Confesercenti, Confartigianato, il Ministero delle imprese e del made in Italy e l'Agenzia per l'Italia Digitale.

Nell’attesa delle prime indicazioni, in questi ambiti ,come anche in altri, la strada è definitivamente tracciata, la telematica, i processi di intelligenza artificiale sono esperienze che ogni giorno, sempre di più permeano la nostra realtà.

Inermi assistiamo alla smaterializzazione dei luoghi e delle persone, rimanendo in argomento, non esistono quasi più le banche come luogo fisico, allo stesso modo si sono smaterializzati gli impiegati di sportello sostituiti da casse bancomat altamente efficienti, gli assegni vergati a mano sono relegati ad un’economia che appartiene alla memoria, insomma, occorre fare i conti col futuro anzi mi correggo col presente.    

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